Psicologia delle masse

Vita mentale dei gruppi. Come pensano le masse

Vita mentale dei gruppi
Scritto da Adriano Legacci

Sono certo che il gruppo è del tutto incapace
di fronteggiare le tensioni emotive al suo interno,
senza credere di avere una specie di Divinità
responsabile di tutto quello che avviene.

Bion W.R.

Vita mentale dei gruppi. Introduzione

Le formulazioni teoriche di W.R. Bion riguardo la vita mentale dei gruppi muovono dal presupposto che l’individuo inserito in una struttura gruppale torni ad usare meccanismi mentali primitivi: “Spero di mostrare che, trovandosi a contatto con la realtà dei problemi di vita del gruppo, l’adulto, come per una massiccia regressione, torna a usare quei meccanismi che secondo Melanie Klein (…) sono tipici delle prime fasi della vita mentale” (Bion W.R., 1981:151).

In virtù di tali meccanismi l’integrante il gruppo sperimenta, regressivamente, la perdita della propria individualità e la ‘percezione’ di essere parte di un insieme che si struttura come qualcosa di diverso dalla semplice somma deli elementi componenti:

“Un gruppo è qualcosa di più che la somma dei suo i membri”

(Bion W.R., 1981: 143).

Vita mentale dei gruppi: gruppo L e assunti di base

La vita mentale dei gruppi, in tale prospettiva, può essere descritta solo riconoscendo le peculiarità che la caratterizzano.

Da un lato essa si organizza come risposta adattativa rispetto alle istanze di realtà: ogni gruppo si organizza “per fare qualcosa“, ponendosi e perseguendo un obiettivo cosciente.

“Quando un gruppo si riunisce ha in genere da svolgere un compito specifico e in quasi tutte le attività umane del nostro tempo si deve raggiungere la cooperazione con mezzi razionali” (Bion W.R., 1961:106). Prevalendo un tale aspetto mentale, il gruppo si costituisce come gruppo razionale. “Ho definito Gruppo di Lavoro (gruppo L) questo aspetto dell’attività mentale del gruppo. Il termine si riferisce solo a un’attività mentale di un tipo particolare e non alle persone che la svolgono” (Bion W.R., 1961: 153-154). “Il gruppo L si trova necessariamente impegnato nella realtà e perciò si potrebbe dire che ha alcune delle caratteristiche che Freud attribuisce all’Io quando parla dell’individuo” (Bion W.R., 1961:137) .

In funzione parallela, all’interno del gruppo fanno la loro comparsa meccanismi mentali inconsci in grado di favorire o di ostacolare il perseguimento dell’obiettivo cosciente. “Se il gruppo L fosse la sola componente della vita mentale del gruppo,allora non ci sarebbero difficoltà, ma (…) il gruppo L è costantemente disturbato dagli influssi provenienti da altri fenomeni mentali del gruppo” (Bion W.R., 1861:138).

I singoli componenti il gruppo sembrano avere in comune degli “assunti di base” in grado di determinare, a seconda dello specifico assunto di base operante al momento, la struttura e il processo gruppali. “L’attività del gruppo di lavoro è ostacolata, deviata e talvolta favorita, da certe altre attività mentali che hanno in comune l’attributo di forti tendenze emotive. Queste attività, a prima vista caotiche, acquistano una certa strutturazione se si ammette che esse derivano da alcuni assunti di base comuni a tutto il gruppo” (Bion W. R., 1961 : 156).

Automatismo degli assunti di base. La valenza

Se nei gruppi di lavoro si rende necessaria e disponibile la cooperazione cosciente tra i membri componenti, nei gruppi che si strutturano secondo un assunto di base non è necessario alcun aspetto volitivo. “La partecipazione ad una attività regolata da un assunto di base non richiede nessuna preparazione, esperienza o sviluppo psichico. È istantanea, inevitabile e istintiva (…); al contrario di quanto avviene per il gruppo di lavoro, l’attività regolata da un assunto di base non richiede al singolo nessuna capacità di cooperazione, ma dipende solo dalla presenza nell’individuo di ciò che chiamo ‘valenza’; ho preso questo termine a prestito dai fisici per esprimere la capacità di combinarsi istantaneamente e involontariamente con un altro per condividere un assunto di base e agire in basea da esso” (Bion W.R., 1961:163-164).

“Tutti gli assunti di base implicano l’esistenza di un capo

La scelta di un leader, determinata da processi di identificazione proiettiva, verrà fatta spesso in maniera totalmente indipendente dalle necessità del gruppo di lavoro e in rapporto invece a quelle dell’assunto di base dominante.

A livello degli assunti di base il capo quindi non crea il gruppo ma è piuttosto scelto dal gruppo in quanto depositario di qualità che lo rendono particolarmente adatto ad esprimere le richieste del gruppo di base, cioè in primo luogo la massima capacità di perdere la propria individualità, di trasformarsi in un automa, con scarse capacità di contatto con la realtà ed esclusivamente in grado di esprimere le richieste emotive del gruppo di base.

Sull'Autore

Adriano Legacci

Già direttore dell'equipe di psicologia clinica presso il poliambulatorio Carl Rogers e l'Associazione Puntosalute, San Donà di Piave, Venezia.
Attualmente Direttore Pagine Blu degli Psicoterapeuti.
Opera privatamente a Padova e a San Donà di Piave.
Psicoterapia individuale e di coppia.
Ansia, depressione, attacchi di panico, fobie, disordini alimentari, disturbi della sfera sessuale.
Training e supervisione per specializzandi in psicoterapia

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