Cos'è l'inconscio

La Regressione in Psicoanalisi

La Regressione in Psicoanalisi
Scritto da Adriano Legacci

La Regressione in Psicoanalisi

Prima di approfondire il tema dell’empatia, si parlerà dell’importanza della regressione in Psicoanalisi, attraverso alcune riflessioni finali sul contributo di Gabbard, l’autore nelle note conclusive dell’articolo infatti afferma che:

“In primo luogo, non c’è un’unica via o un unico obbiettivo per il cambiamento terapeutico, Faremmo bene a smettere di scrivere riguardo l’azione terapeutica in psicanalisi, come se fosse possibile che un unico principio base spiegasse tutto il cambiamento, e dovremmo invece riconoscere che il cambiamento terapeutico avviene probabilmente attraverso molteplici meccanismi….In secondo luogo, alcuni principi di cambiamento e le tecniche per suscitarlo possono essere utili per tutti i pazienti, mentre altri possono essere utili solo per alcuni. Ogni volta che siamo tentati di proporre un’unica formula per il cambiamento, dovrebbe coglierci il sospetto che stiamo tentando di contenere l’ansia dovuta all’incertezza riducendo qualcosa di molto complesso a qualcosa di molto semplice” (Gabbard, 2004, pag 136).

 

La Regressione in Psicoanalisi e l’eterogeneità della clinica

L’eterogeneità delle situazioni cliniche, delle teorie e delle tecniche è molto grande, ed impone una sorta di umiltà, di relativismo teorico e tecnico capace di farci scegliere per ogni paziente specifico una particolare teoria e tecnica adatta al caso in questione. Bisogna quindi essere flessibili e sapersi adattare alla grande differenza presente fra paziente e paziente, accettando l’incertezza e l’impossibilità di capire tutto e trovare le soluzioni e le tecniche per ogni problema, citando Gabbard e Drew che riportano una frase di Mitchell “Non c’è una soluzione o tecnica universale, perchè ogni soluzione, per sua propria natura, deve essere cercata su misura” (Mitchell, 1993 pag 58).

Tale tematica (insieme ad altre) è ripresa in un articolo del Bolognini, che l’autore fece proprio per commentare quello di Gabbard, al fine di proporre un’integrazione fra i fattori aspecifici citati con alcuni suoi contributi ed opinioni personali, di cui ne segnaliamo 3, a nostro avviso anch’essi importanti fattori terapeutici.

Il primo e più importante è la regressione in Psicoanalisi, ossia la capacità del paziente ha di prendere contatto con intensi ed ancestrali stati, emozioni ed esperienze psichiche, di carattere infantili, se non primitivo; essi erano stati rimossi dalla Coscienza rimanendo nell’Inconscio. In seduta quindi si può rivivere e condividere intensamente, attraverso la regressione, delle emozioni vissute durante l’infanzia, che hanno segnato la crescita e la nevrosi dell’individuo (in caso di trauma o traumatismo). Secondo Bolognini, già il fatto di poter rivivere la regressione in Psicoanalisi, col sostegno ed il supporto rielaborativo dell’analista, permette al paziente di fare importanti passi avanti.

 

La regressione in Psicoanalisi: gli altri elementi che la favoriscono

Il secondo elemento, che risulta essere un fattore aspecifico anche nella letteratura di altri modelli psico-terapeutici (vedi Carmelo La Mela, 2016), è l’alleanza terapeutica, intesa come il patto implicito di collaborazione fra il terapeuta e la parte sana del paziente, con la volontà comune di “guarire”: “si potrebbe dire che non è solo “un’alleanza per effettuare la terapia”, ma che è un’alleanza che è terapeutica” (Bolognini, 2004). Il tal senso è importante sapere che solo dopo aver instaurato una buona alleanza terapeutica è possibile ottenere una regressione in Psicoanalisi. A tal proposito possiamo ipotizzare che l’alleanza terapeutica sia il legame con l’Io, mentre la regressione quello con l’Inconscio.

Come ultimo fattore terapeutico delle psicoterapie analitiche suggeriti dall’autore segnaliamo la conoscenza progressiva del paziente, elemento connesso alla sintonizzazione emotiva. L’autore afferma che

“questa progressiva conoscenza è frutto di una prolungata convivenza psichica, e richiede che l’analista sappia andare oltre l’universalità del processo analitico e della teoria per riconoscere la specificità personale del paziente” (Bolognini, 2004).

Solo la conoscenza specifica e prolungata di ogni paziente permette di capire quale teoria o interpretazione è curativa e giusta, ma tale “conoscenza del profondo” in Psicoanalisi è possibile solo attraverso la regressione . Essa ci permette di intuire “come funzioniamo insieme,…cosa è utile o dannoso in quella particolare analisi date le specificità in campo, tenendo anche conto -in modo integrativo e non integralista- dei criteri teorici generali cui ci ispiriamo nel nostro lavoro” (Bolognini, ibidem).

 

Bibliografia

:: Glen O. Gabbard, Drew Westen, “Ripensare l’azione terapeutica”, “gli argonauti”, N° 101, Giugno 2004

:: Mitchell S.A., Influenza ed autonomia in Psicoanalisi, Analytic Press, Hillsdale, NJ 1997

:: Carmelo La Mela (2016), I protocolli clinici della terapia cognitivo-comportamentale, Maddali e Bruni Editori

:: Stefano Bolognini, “Proposta per una rassegna alternativa di fattori terapeutici. In margine a “ripensare l’azione terapeutica” di Glenn Gabbard e Drew Westen”, 2004

Sull'Autore

Adriano Legacci

Già direttore dell'equipe di psicologia clinica presso il poliambulatorio Carl Rogers e l'Associazione Puntosalute, San Donà di Piave, Venezia.
Attualmente Direttore Pagine Blu degli Psicoterapeuti.
Opera privatamente a Padova e a San Donà di Piave.
Psicoterapia individuale e di coppia.
Ansia, depressione, attacchi di panico, fobie, disordini alimentari, disturbi della sfera sessuale.
Training e supervisione per specializzandi in psicoterapia

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