Storia dell'inconscio

Fattori terapeutici aspecifici: le emozioni in Psicoterapia

Le emozioni in psicoterapia
Scritto da Adriano Legacci

Fattori terapeutici aspecifici: le emozioni in psicoterapia

Col precedente articolo abbiamo concluso l’analisi dei fattori terapeutici aspecifici utili nel cercare di cambiare i pensieri consci dei pazienti, nella speranza di poterne modificare i nessi associativi inconsci. Abbiamo visto come alcuni di loro siano stati inferiti dal confronto fra teorie ed approcci interni al campo psicoanalitico, mentre altri abbiano una valenza aspecifica che si estende anche agli altri approcci (cognitivismo, comportamentismo, ecc…). Nei prossimi articoli invece cercheremo di mettere a fuoco gli interventi e gli approcci di natura affettiva, ossia quelli che vanno ad agire maggiormente sulle emozioni in psicoterapia. Si noti tra l’altro come queste transitino fra i protagonisti della seduta attraverso la relazione.

 

Le emozioni in psicoterapia: gli autori di riferimento

In questa seconda parte illustreremo i vari concetti integrando l’articolo di Gabbard con i contributi di Stefano Bolognini e Kohut, soprattutto nell’esaminare in concetto dell’Empatia, uno dei fattori aspecifici più importanti e che accomuna ormai trasversalmente buona parte degli psicoterapeuti di tutti gli approcci. Per iniziare ad addentrarci nell’argomento ripartiremo però dal Gabbard, egli già ad inizio articolo fa notare come gli aspetti di interpretazione e pensiero siano inscindibili dagli aspetti di sostegno e supporto delle emozioni in psicoterapia, supporto che il terapeuta deve saper garantire al paziente:

“Richiamando l’attenzione sulla nostra idealizzazione dell’insight, Wallerstein notava che gli elementi interpretativi e supportivi sono sempre intrecciati, e che gli aspetti di sostegno o di relazione del trattamento non dovrebbero essere denigrati….in anni recenti la netta divisione tra l’insight raggiunto mediante l’interpretazione e il cambiamento atttraverso l’esperienza di un nuovo tipo di relazione ha dato modo di riconoscere che questi 2 meccanismi di cambiamento operino in sinergia nella maggioranza dei casi” (Gabbard, 2004, pag 114).

La terapia analitica quindi deve favorire l’insight e la rielaborazione mentale delle esperienze di vita, ma ciò al tempo stesso è possibile solo se si garantisce che le emozioni in Psicoterapia possano essere accolte e sostenute: vivendo in noi stessi le emozioni dei pazienti (positive e negative) possiamo offrire un profondo sostegno attraverso la relazione, è importante quindi nelle prime fasi della terapia permettere al paziente di appoggiarsi a noi (funzione anaclitica). Tale funzione continua ad essere importante anche nel seguito del trattamento ed è un importante fattore aspecifico (nel quale confluiscono sostegno emotivo e supporto). È importante per il terapeuta il poter vivere e sentire su di se le emozioni in psicoterapia, senza però farsene sommergere.

 

Le emozioni in psicoterapia: il legame con la relazione

Bisogna però ricordare che, quando il paziente può iniziare a camminare con le proprie gambe psichiche, è importante ritirare progressivamente tale funzione di appoggio, è importante che la persona sappia sostenersi da sola anche in caso di forti emozioni.

Tale analisi delle componenti emotive di una terapia permette al Gabbard di mettere a fuoco un altro fattore aspecifico, ormai riconosciuto dalla letteratura psicologica come uno dei più importanti fattori, la relazione:

“In primo luogo, è centrale all’attuale valorizzazione della relazione la concezione, che si rifà al concetto d’esperienza emozionale correttiva, secondo la quale lo sperimentare un diverso tipo di relazione può essere un’importante via per il cambiamento terapeutico. Dal punto di vista attuale, ciò implica essenzialmente modificare i nessi associativi, inclusi i desideri, le paure, le motivazioni e le strategie difensive che possono essere associativamente collegate alle rappresentazioni di oggetti, situazioni o azioni” (Gabbard, 2004, pag 129).

E’ sempre la relazione che il paziente ha col terapeuta, che permette alla persona di interiorizzare la funzione di elaborazione mentale di cui il terapeuta è l’esempio, essa insomma è il veicolo dell’azione terapeutica. Le emozioni vengono fuori meglio nella Psicoterapia, quando vi è una buona relazione terapeutica.

 

Le emozioni in psicoterapia: come rispondervi?

Nell’articolo discusso è curioso anche vedere come l’autore fra le strategie secondarie citi anche la conferma e l’accettazione, concetti che riprenderemo più in seguito come fattori aspecifici comuni inerenti al campo delle emozioni:

“I concetti di accettazione e di conferma sono stati a lungo centrali nella teoria dell’azione terapeutica al di fuori della psicoanalisi (Rogers, 1959) e hanno cominciato a essere “accettati” nella letteratura psicoanalitica con la loro introduzione da parte di Kohut (1971)” (Gabbard, 2004, pag 134).

E sarà proprio negli ultimi articoli che parleremo di questi 2 elementi, che rientrano idealmente nel campo dell’Empatia. Uno degli elementi più importanti della tecnica delle emozioni in psicoterapia.

 

Le emozioni in psicoterapia. Bibliografia

:: Glen O. Gabbard, Drew Westen, “Ripensare l’azione terapeutica”, “gli argonauti”, N° 101, Giugno 2004

Sull'Autore

Adriano Legacci

Già direttore dell'equipe di psicologia clinica presso il poliambulatorio Carl Rogers e l'Associazione Puntosalute, San Donà di Piave, Venezia.
Attualmente Direttore Pagine Blu degli Psicoterapeuti.
Opera privatamente a Padova e a San Donà di Piave.
Psicoterapia individuale e di coppia.
Ansia, depressione, attacchi di panico, fobie, disordini alimentari, disturbi della sfera sessuale.
Training e supervisione per specializzandi in psicoterapia

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